trasferita a insegnare dentro il mio mondo

26 Giugno 2009 by laurapoli72

….così potrei definire quello che mi è appena successo

Ed è stato il mio amico sacerdote missionario che, via skype, dal Centrafrica mi ha fatto cogliere forse il motivo del mio traferimento. Finora ho insegnato in realtà lontane da casa mia. Quasi una doppia vita. La piena libertà. Sperimentarmi in un mondo senza ricadute nel mio. Potevo essere libera di esprimermi senza ritrovarmi la “conseguenza” tra i piedi, all’uscita da scuola.

Oggi sono usciti i trasferimenti. E io ho avuto uno dei più prestigiosi licei della mia città, e per di più sotto casa mia. Non più i delinquenti dell’hinterland. Non più le shampiste della periferia. Ma i figli dello sfascio delle famiglie; i professionisti o i disadattati di domani. Del mio “dietro l’angolo”. E colleghi molto più anziani, è finita l’atmosfera goliardica di questi anni. A 36 anni, con 3 anni di esperienza, catapultata in una scuola così “in vista”.

In un primo momento mi sono messa a piangere dalla disperazione.

Poi il mio amico missionario (che io con alcune attività volontarie solidali ho aiutato in questi anni) mi ha scritto su skype che l’altroieri ha fatto un sogno.  Un sogno di prima mattina. Come si dice qui, di quelli veritieri, quindi.

Io arrivavo al suddetto liceo, in moto, le porte erano chiuse e allora io parlavo ai ragazzi fuori la scuola. Poi entravo in classe e c’era un ragazzo nero che proveniva dalla missione dove sta lui. Lui non aveva penne né quaderno. Un suo compagno italiano glieli dava.

Il sacerdote mi ha aggiunto che “è la mia missione, e che sarò capace di farla bene”.

Queste parole hanno dato un senso alla mia confusione del momento. Grazie.

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16 Giugno 2009 by laurapoli72

… sono le sciampiste bocciate. Il che su 23 è un bel numeretto. Più cinque alunne con debito da estinguere. Sarebbe tipo che le abbiamo rimandate ma oggi fa più figo nel burocratese parlare di “sospensione del giudizio” cui a settembre seguirà la prova per “l’estinzione del debito formativo”.

Quando mia mamma tornava dagli scrutini si lamentava se mio padre non le chiedeva “come sono andati gli scrutini?” cosa che puntualmente lui non faceva. Ma ora capisco perché è un momento così importante per la coscienza di un insegnante. Lo sai da prima del consiglio, sai che “lo devi fare”. Quei debiti o bocciature le devi dare. Ma poi resti stravolto lo stesso (almeno noi prof mamme con senso materno… il quale alcuni colleghi maschi dichiarano apertamente di voler contrastare).

Sei come un medico che deve decidere se continuare a dare quelle medicine o passare all’operazione. Non è mai piacevole, è traumatico e invasivo, ma lo fai per il bene del paziente.

sono davvero prof di latino

10 Giugno 2009 by laurapoli72

c’era una volta una scuola media dell’hinterland napoletano. E dentro c’ero io, davanti ad un comitato di valutazione. Giugno 2006. Ho una figlia di 20 mesi e ho trascorso il mio primo anno di insegnamento in trincea. Secondigliano e Scampia sono dietro l’angolo. La mia scuola può considerarsene la succursale morale. Povertà che, come dice il mio preside, prima di essere economica o culturale, è umana. Il preside mi dà la parola; una delle mie colleghe di formazione ha appena cominciato a piangere per la commozione e quindi per spostare l’attenzione da lei, si decide che devo parlare io. Devo parlare di quelli che sono diventati i “miei ragazzi”, dell’anno passato a capire come tirare fuori il buono che c’è dentro di loro, nonostante loro. A far sì che la scuola possa davvero essere la loro possibilità, forse l’unica, non certo il sogno da velina o calciatore. Rifletto sul fatto che mi sono guadagnata il rispetto di quella terribile classe dove andavo spesso a fare sostituzioni, ma mi ci è voluto un anno sano, e lo stratagemma di dimostrare che ne sapevo di calcio almeno quanto loro, perché sapevo di che città erano squadre anche straniere (avevo chiesto di ordinarli da nord a sud).

Oggi sono seduta davanti a un’altra commissione di valutazione, di un liceo. Ho due figli, e il secondo ha 20 mesi. La scuola è della periferia di Napoli, ma quest’anno è stata una passeggiata. Quattro sciampiste al posto di una manciata di delinquenti; vuoi mettere. Al posto delle piante abbiamo offerto alla commissione un segnalibro personalizzato i cui proventi andranno per aiutare una casa per persone sieropositive. Penso: ci siamo evoluti. Esco dall’aula, baci e abbracci con svariati colleghi, alcuni dei quali mai visti prima, fuori l’aula trovo la mia nuova collega di formazione che sta versando in disparte lacrimoni di commozione. In fondo, è un’emozione anche questa volta.

E per di più, adesso, sono prof. di latino al liceo. E ci resterò, Mary Star permettendo.

Da ora in poi, può solo peggiorare, visto che potrebbero avvicinarmi a casa e al posto delle sciampiste avrei i figli delle divorziate famiglie perbene.

Lettera aperta a Brunetta e Gelmini (prof.Ripanti)

11 Maggio 2009 by laurapoli72

LETTERA APERTA AL MINISTRO BRUNETTA e, per conoscenza, al Ministro Gelmini.

(di Susanna Maria Ripanti)

Grazie, grazie e ancora grazie alla dott.ssa Maria Stella Gelmini e al dott.Brunetta!

Non avrei mai creduto di poter sentire tanta riconoscenza verso qualcuno così come mi sta accadendo adesso; sembra strano ma è proprio così. Sì, perché è proprio di fronte alla loro aggressione continua, assillante e decisa verso la scuola e soprattutto verso gli insegnanti che sto reagendo rapidamente come se si trattasse di una reazione chimica, una cartina di tornasole: tanto più nette e aspre sono le loro parole nei confronti di ogni singolo docente, tanto più vivace e sicura è la mia risposta in termini di autostima e di crescita del mio orgoglio professionale che credevo incerto, blando, assopito.

E invece le accuse taglienti, le affermazioni false e tendenziose, le offese stridenti e laceranti non fanno che consolidare, rafforzare, accrescere, rassicurare, aumentare, espandere la fierezza con cui io sento di svolgere il mio compito nella società.

Sostiene il Ministro della Funzione pubblica Brunetta che gli insegnanti sono “Fannulloni”: a chi si riferisce l’esimio Ministro con questo aggettivo? A quale insegnante? Faccia i nomi, fuori i Nomi! Venga a cercarne qualcuno nella scuola in cui io lavoro, venga a misurarne il tempo- lavoro qui; porti con sé un cronometro se proprio intende valutare il lavoro con una quantificazione in secondi, minuti, ore, giorni e notti, e sabati e domeniche e feste comandate!

Se il metro di giudizio è il tempo , allora il nostro rispettabile Ministro dovrà fermarsi nella nostra scuola molto di più delle 18 ore settimanali di cui ama parlare in Conferenza quando immagina ( ahimé, quale corta immaginazione !) che il tempo-lavoro di un insegnante sia solo quello frontale vissuto a contatto diretto ogni giorno con qualcosa come 80 o 140 studenti al giorno! ( spesso adolescenti in crisi, oltre che in sviluppo).

Crede forse che le lezioni vengano partorite lì, all’istante per partenogenesi dalla sapienza innata del docente? Eppure l’esimio Ministro anch’egli, si dice, sia Professore Illustre presso un’Università dello Stato

italiano: forse che il nostro beneamato Professore non prepara accuratamente la lezione per i suoi studenti universitari oppure devo credere che il suo ruolo di docente sia circoscritto alle 80 ore annuali previste dal contratto? E’ dotato forse il professore di una sapienza innata?

Sono interrogativi a cui io non posso dare una risposta certa, dal momento che non ho conoscenza diretta del suo caso e mai mi permetterei dunque di dedurre con un facile sillogismo che, siccome ogni professore universitario deve svolgere 80 ore annuali presso la sua facoltà, anche Brunetta lavori solamente 80 ore all’anno con uno stipendio a dir poco siderale, se calcolato in base all’impegno effettivo di cui qui si parla.

Bene. Mai io, per mia formazione, non ho l’abitudine di ragionare per deduzione, inferendo da una premessa falsa, conseguenze false con un ragionamento apparentemente esatto, senza cognizione dei fatti concreti, come è costume invece di Brunetta.

Io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io….., con un nome e cognome preciso, io insegnante della Scuola media superiore da 30 anni , io che ho superato numerosi Concorsi statali, io che ho 2 lauree, io che ho 1 specializzazione, io che ho insegnato a ragazzi del Nord, del Centro, del Sud Italia, a ragazzi straneri, io che ho frequentato innumerevoli corsi di aggiornamento, io che non mi stanco di leggere, di sapere, di osservare, di capire la realtà in cui vivono i miei studenti, IO sarei quella che non prepara le lezioni e non si aggiorna?

Quell’ora di lezione che svolgo con la mia classe il giovedì mattina dalle 8 alle 9 è il frutto di un lavoro di preparazione che ha richiesto studio dell’argomento ( settimane, mesi, anni, altro che minuti!), organizzazione del tempo e della scansione dell’attività in classe, previsione degli obiettivi minimi, massimi, di lungo periodo, preparazione della Verifica intermedia e finale, trovando di volta in volta, di anno in anno modalità, soluzioni, proposte diverse così come diverse sono le classi, così come diversi sono i problemi che di anno in anno si manifestano.

Crede Lei che approntare una verifica di Letteratura, di Storia, di Scienze, di Francese, di Matematica sia un gesto rapido e meccanico come accendere una sigaretta o soffiarsi il naso?

E sto parlando solamente della prima ora di lezione a cui segue la seconda ora, la terza e la quarta ora, e la quinta e poi ancora la sesta e tutte quante con diverse esigenze e con diversa organizzazione.

Tutto questo giusto per aggiornare le sue idee su come un docente medio, con una motivazione media, con una preparazione media, con un senso di responsabilità medio, con una classe media come la mia, si comporta normalmente nel corso di una mattina media, solo per quanto riguarda il tempo scandito dall’orologio, o dalla sua clessidra, se preferisce un metodo moderno, lei che dà prova di essere così aggiornato circa il nostro mestiere. Ecco sì perché il nostro è un ‘mestiere’ e di questo sono oltremodo fiera: non una di quelle attività che ci si inventa all’istante, come, ad esempio, fare il Ministro dell’istruzione o della Funzione Pubblica! Si tratta di un mestiere vivo, che ha a che fare con persone vivissime, dei ragazzi e delle ragazze, con materie vive e in continua evoluzione, come le scienze, la letteratura, la storia, e che dunque richiedono viva attenzione e grande disponibilità personale.

Ma non intendo uscire fuori dal tracciato: si diceva il tempo-lavoro. Quello che qui brevemente ho disegnato è solo quel tempo misurabile quantitativamente, perché c’è poi una qualità del tempo del nostro mestiere che non è descrivibile numericamente, ma è comprensibile per profondità e intensità del coinvolgimento psicologico ed emotivo, sia rispetto alle problematiche degli studenti, sia rispetto alle relazioni con le famiglie, sia rispetto alle molteplici relazioni con gli enti locali e i servizi sociali, sia con altre strutture formative del territorio. Non vorrei tuttavia mettere a dura prova la capacità di concentrazione del nostro Ministro richiedendoGli di prestare attenzione anche ad un tempo non misurabile : probabilmente si tratta di una dimensione difficile da comprendere per un professionista abituato soprattutto a occuparsi di numeri, da verificare o da dare!

L’assenteismo! Ah, ecco qui un altro problema immenso che grava come un macigno sulle spalle del docente, e che appesantisce oltremodo, a detta dell’Illustrissimo, il Bilancio dello Stato così amorevolmente amministrato! Gli insegnanti e le insegnanti amano assentarsi dal lavoro spesso e volentieri , insomma sarebbero dei mangiapane a tradimento! Venga, venga pure a trovarci qui nella nostra scuola, Professor Brunetta, venga, venga pure a verificare il tasso di assenteismo dei docenti i quali, secondo lei, adorano restare a casa! Forse , però, lei non sa che per i docenti è cosa gravosissima assentarsi da scuola in quanto tutte le attività restano in sospeso in mancanza di supplenti almeno per 15 giorni: ciò significa il programma da recuperare in tempi stringati, le verifiche non svolte, gli impegni non soddisfatti, il dialogo interrotto con quello studente che giusto ha bisogno di parlare e di trovare la strada per migliorare il suo rendimento, per risolvere i suoi problemi! Non si sta a casa affatto volentieri pensando a tutto il lavoro in sospeso e, anzi, è frequente che l’insegnante decida di venire in classe anche influenzato, anche con la febbre, anche con dei malanni ( frequenti, visto che mediamente siamo più che cinquantenni), anche quando la tensione interiore aumenta per l’ansia di non preparare adeguatamente gli studenti per l’esame di Stato, un’ansia crescente non tanto per l’esame in sé, quanto per seguire il più possibile gli studenti alle soglie di un momento importante, se non addirittura decisivo per le loro scelte di vita!

E lei e la sua Illustre collega Gelmini vorreste umiliarmi con le Vostre esternazioni, con i Vostri calcoli, con i Vostri grafici?

Tutto il contrario! Nel momento stesso in cui mi soffermo a disegnarle questo brevissimo, appena abbozzato quadro della nostra attività , sento quanto importante sia il mestiere che io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io semplicemente INSEGNANTE, svolgo nella mia scuola, nella mia città, nel mio Paese. Sto parlando, Illustrissimo, di un tempo-lavoro centrale nella vita di una comunità, di un tempo-lavoro cruciale per la valorizzazione di cittadini e persone,di un tempo-lavoro strategico per lo sviluppo economico, di un tempo-lavoro prezioso per la convivenza sociale.

Dunque, ecco che mentre sto raccogliendo queste poche idee, cresce la mia autostima per l’attività che sto svolgendo, provo la soddisfazione di impegnarmi al di là del calcolo da bottegai di minuti, secondi, ore.., avverto il piacere immenso di rivedere uno studente che prosegue fiducioso i suoi studi dopo il Diploma; perciò, a dispetto dell’immagine arcaica e caricaturale con cui ci state, mi state infangando presso l’opinione pubblica nazionale, sento aumentare in me l’ORGOGLIO per la mia professione!

Ma forse Lei e la sua collega pensavate ad altri tempi, ad un’altra epoca, ad un altro tipo di lavoro. Niente paura: ci siamo e ci saremo sempre noi insegnanti, qui, in questo
momento, a scuola, nelle nostre città, nel nostro Paese, in ogni occasione utile, per ripetere a voce alta, Altissima, a testa alta, Altissima, questa lezione, perché si sa…,d’altronde, che neanche un Ministro può vivere nell’ignoranza!

Susanna Marina Ripanti, prof. di Lettere di Scuola Media Superiore

maggio 2009

gli aiuti all’Abruzzo non siano la nuova Irpinia

10 Aprile 2009 by laurapoli72

Per chi come me ha vissuto l’Irpinia 1980 e ha poi trovato le coperte destinate ai terremotati in vendita nei mercatini rionali del centro di Napoli, è difficile avere fiducia nel fatto che tutto quanto gestiscono le Istituzioni centrali (protezione civile e altro) arrivi davvero a buon fine e la nostra solidarietà non si disperda (non parlo nemmeno di cattiva fede ma diciamo di “cattiva organizzazione”).

Dopo tutti questi giorni e milioni di euro (sms e vari) inviati da italiani, chi è lì racconta (non in tv) che ancora mancano coperte ai campi.. ma com’è possibile???

Una mia amica pescarese cui ho esposto le mie perplessità mi ha quindi mandato i riferimenti locali che vi giro. Potrebbero convincere chi come me di fiducia ne ha persa un bel po’ ma non vuole rinunciare a provare ad essere solidale. In generale c’è chi preferisce la Caritas alla Protezione Civile: io non so, ormai mi fido quasi solo delle singole persone perciò di quello che mi suggerisce la mia amica del posto.
Grazie.
Laura

Donazioni denaro:

-> CARITAS PESCARA:
C.C.P. intestato a CUORE CARITAS n.87086955, causale Terremoto L’Aquila
o
Bonifico Bancario: BANCOPOSTA – IBAN IT62R076011540000008708695
5, causale: terremoto L’Aquila

oppure

-> RIFONDAZIONE PER L’ABRUZZO IBAN: IT32J0312703201CC0340001497

quelle mamme che non ce la fanno

7 Aprile 2009 by laurapoli72

A volte, da quando sono diventata mamma, mi capita di stare molto male, molto più di “prima”, quando leggo storie di mamme che “non ce l’hanno fatta”.

E non parlo solo delle terribili notizie di attualità di mamme a cui una terribile calamità naturale ha strappato via i figli. Una sofferenza nel cuore che non si può nemmeno spiegare. Ma che non è stata colpa tua.

Penso a mamme che loro per prime “non ce l’hanno fatta”.

Tutte con diagnosticato un “problema psicologico a monte”. Ma chi lo sa. Qual è il confine tra la normalità e la patologia. Chi lo sa come è facile passare dall’una all’altra.

Una mamma adolescente che ha tenuto nascosta la sua gravidanza gemellare, forse vittima di violenza, a due passi da casa mia, e che a causa di un parto prematuro li ha persi in casa. Nel silenzio.

Una mamma che ha scritto una lettera alle figlie prima di togliersi la vita.

Infine, oggi. Una mamma che ha affogato il bambino di un mese e mezzo; era un’insegnante di scuola materna.

Casi che si dimenticheranno, mentre si continua a blaterare a vuoto su Cogne.

Perchè c’è tanta ipocrisia. Quella che ci spinge a dire: Ma come si fa? o: doveva essere una pazza!

Io credo che ci sia un confine molto labile che stanchezza, ormoni, depressione post partum ma sopratutto solitudine consentono purtroppo di oltrepassare. Chi di noi, ripensando a quella volta in cui con il proprio figlio ha “perso la pazienza” o “non ci ha visto più”, non si è pentita, invasa da sensi di colpa? Ogni tanto qualche amica me lo racconta. Ma deve essere amica strettissima, o non ha mai il coraggio di dirmelo. Cose che si ha il coraggio di confessarlo a nessuno. Perché il mondo ci propone immagini di sorridenti donne manager mamme sprint e mogli perfette; o casalinghe da mulino bianco. Nessuna di loro si spazientisce mai e ammetterlo è diventato una colpa perché “è impossibile”. Una colpa che cresce nel silenzio, insieme alle cause che la hanno generata e che nessuno ascolterà mai.

E’ che a volte mi capita di sentire tutti insieme tutti i sensi di colpa di quelle mamme che, diversamente da me, non ce l’hanno fatta, sole, nel silenzio di una vita che magari si aspettavano diversa.

Ora che mi sono sfogata magari chiudo questo post e mi passa tutto.

Ma speriamo che sempre più persone capiscano quanto bisogna ascoltare e parlare con le mamme per non lasciarle sole.

Un convegno napoletano sui pannolini lavabili

24 Marzo 2009 by laurapoli72

PS:

comunicato stampa del convegno del 3 aprile, qui.

Rassegna stampa del convegno qui.

rassegna stampa della conferenza stampa.. con cambio pannolino del piccolo eco-bimbo (testi, foto e video) qui.

by Laura

;-)

il babaciu ciripino di vivian va al convegno a Napoli!

... e il "babaciu ciripino" di vivian va al convegno a Napoli!

Che idea hanno le mamme dei bimbi piccoli sull’argomento “pannolini lavabili”? le mie amiche apprezzano la mia scelta, ma per lo più non la adottano. In genere come arrivo alla parola “lavab….” già si sono messe le mani sulle orecchie!! come dar loro torto? solo chi è mamma di bimbi piccoli sa che caos può diventare la propria vita con l’arrivo del pargoletto. Ma forse c’è anche un po’ di disinformazione. Se vi dicessi: “una tonnellata di rifiuti in meno, economici, pratici da usare, niente plastica sulla pelle, belli da vedere…” forse non ci credereste che sto parlando proprio dei “pannolini lavabili”; oppure pensereste che ve li voglio vendere; e invece non è così!! E’ solo che, quando l’anno scorso, disgustata dalle montagne di spazzatura che invadevano la mia città, decisi di provare a non rendermi complice di questo scempio aggiungendici anche il mio sacchetto puzzolente, bé, un anno fa mi sarebbe piaciuto trovare le informazioni che mi aiutassero a decidere se compiere o meno questa scelta. Invece ho dovuto arrangiarmi a reperire info qua e là, a fare vari ordini perché volevo toccarli con mano. E oggi sono soddisfattissima (oltre che, non lo nascondo, orgogliosa) della scelta fatta. E vorrei comunicare alle altre mamme che è molto meno impegnativo di quello che mi immaginavo e che immagina chiunque. Non sarà per tutte. Ma in Germania è per il 20% delle mamme. E loro hanno tanto meno sole per farli asciugare. Secondo me qui in Italia siamo meno di quello che potrebbe essere (non ci sono dati, ma secondo me non si arriva all’1%!!), se solo ci fosse più informazione e se la cosa venisse vista come “normale”.

Per questo ho creato con altre mamme una rete virtuale di mamme che li usano e sono disposte a dare consigli, il gruppo “non solo ciripà” autore del sito informativo http://www.pannolinilavabili.info/ ; per questo, ora, ho partecipato all’organizzazione di un convegno il cui fine è conoscerne pro e contro e rendere consapevoli i pediatri e le mamme.

L’evento è su fb:

http://www.facebook.com/event.php?eid=73167890888&ref=nf

Aspetto i vostri commenti.

Laura

programma-napoli-3aprile09il programma

la conferenza stampa del 30 marzo 2009

da il giornale di napoli 31 03 2009Il Convegno del 3 aprile

convegno pannolino lavabile napoli 3 aprile 09

convegno pannolino lavabile napoli 3 aprile 09

crisi e ecologia

24 Marzo 2009 by laurapoli72

il post di questa mammablogger (“poveri, tirchi o ecologici?”) mi ha fatto riflettere sul rapporto tra crisi economica e scelte ecologiche.

Non so se la crisi mi ha spinto verso i pannolini lavabili, i fazzoletti e i tovaglioli di stoffa, l’acqua del rubinetto… ma potrebbe darsi, visto che con tutte queste scelte ottengo un bel risparmio (per le mie tasche intendo, oltre che ovviamente per l’ambiente!). Allora è stato l’unico effetto positivo della crisi. Ma, si sa, le crisi avvicinano sempre ai valori perché ci fanno riflettere su cosa conta e cosa no. E su cosa “conviene” fare a meno.

vere mamme – ma che davvero

6 Marzo 2009 by laurapoli72

flavia over 30 e wonder over 20 sono due mamme che si scambiano i loro punti di vista sull’altra e sul suo sembrare/essere neomamma.

Bellissimo.

Comiciamo da cosa pensa l’over 20 dell’over 30, qui

Tutta la vita davanti

25 Febbraio 2009 by laurapoli72

Qualche giorno fa sono andata per la terza volta al cinema di periferia dove il liceo di periferia in cui insegno segue il progetto cineforum. Progettino impegnato, visto che i primi due film, Biutiful Cauntri e Gomorra, personalmente li avevo accuratamente evitati in passato per non farmi scendere la depressione relativa ai suddetti argomenti. Li ho visti ed sono sopravvissuta ma ne sono stata abbastanza scombussolata. Ma quel filmetto lì sul precariato ero certa di reggere il colpo. E invece mi è crollata addosso “tutta la vita” passata, gli anni di illusioni europeiste e di precariato, e magari fosse stato un call center come per la protagonista del film. Almeno potevi dare la colpa all’”azienda”, piccola e meschina.  Invece a me le opportunità erano date e tolte proprio da Università, Centri di Ricerca e di (in)Competenza, Soprintendenze… Dove mi fu detto: “meglio che non lo dici che sei incinta, il bando non prevede né sospensione né congedo”: un bando di “assegnista di ricerca”, in teoria il fior fiore delll’intellighenzia. Figurati. Che schifo. E poi: salvata dal “concorso pubblico”. La scuola. Durante gli altri due film del cineforum scolastico non ho pianto come durante quel maledetto film. Che vita di merda. E io sono una fortunata (casa ecc.). Che a fare il terzo figlio non ci pensa nemmeno.