Qualche giorno fa sono andata per la terza volta al cinema di periferia dove il liceo di periferia in cui insegno segue il progetto cineforum. Progettino impegnato, visto che i primi due film, Biutiful Cauntri e Gomorra, personalmente li avevo accuratamente evitati in passato per non farmi scendere la depressione relativa ai suddetti argomenti. Li ho visti ed sono sopravvissuta ma ne sono stata abbastanza scombussolata. Ma quel filmetto lì sul precariato ero certa di reggere il colpo. E invece mi è crollata addosso “tutta la vita” passata, gli anni di illusioni europeiste e di precariato, e magari fosse stato un call center come per la protagonista del film. Almeno potevi dare la colpa all’”azienda”, piccola e meschina. Invece a me le opportunità erano date e tolte proprio da Università, Centri di Ricerca e di (in)Competenza, Soprintendenze… Dove mi fu detto: “meglio che non lo dici che sei incinta, il bando non prevede né sospensione né congedo”: un bando di “assegnista di ricerca”, in teoria il fior fiore delll’intellighenzia. Figurati. Che schifo. E poi: salvata dal “concorso pubblico”. La scuola. Durante gli altri due film del cineforum scolastico non ho pianto come durante quel maledetto film. Che vita di merda. E io sono una fortunata (casa ecc.). Che a fare il terzo figlio non ci pensa nemmeno.
Archivio per la categoria ‘antefatti’
Tutta la vita davanti
25 Febbraio 2009bambine (e donne) autonome
22 Gennaio 2009Bloccata per un’ora nel traffico mattutino di una superstrada a due corsie (senza quella d’emergenza) in cui qualche genio dei nostri capaci amministratori ritiene sia il caso di svolgere lavori di manutenzione alle ore 10 di mattina. Ma in fondo la vita è bella perché hai appena vissuto “colf 4“. Hai il tempo di pensare a vari antefatti della tua vita. Pensi: stasera ci scrivo su un mini-post.
Mamma della sottoscritta, che ti lamenti a fare se ero diventata un’adolescente autonoma? che a 13 anni voleva prendere il traghetto con gli amici per trascorrere una giornata a Ischia (ma poi ancora non capisco che c’era di male… solo perché la casa di destinazione era senza genitori?)? che a 21 anni è partita per l’Erasmus? che ha girellato per l’Europa per 7 anni, fidanzati ballerini e non?
Non sei stata forse tu che mi hai cresciuta all’autonomia attraverso le tue scelte indipendenti? da piccola certo non facevo la spesa, né cucinavo, né pulivo i bagni (come invece varie mie amiche), ma, ti sei accorta o no che lasciarmi a casa a 4 anni da sola con la febbre perché dovevi andare a lavorare è stata, oltre che leggermente un’imprudenza, anche un insegnamento al mio inconscio?? che lasciarmi a casa da sola di sera per la prima volta ai miei 5 anni circa era forse un attimo presto?
marito ventiseienne il venerdì non poteva uscire con gli amici perché, in occasione di un periodico impegno dei genitori, doveva restare a casa a tenere compagnia alla sorella (che godeva buona salute) sedicenne!!!
ci sarà ben una via di mezzo?? che faccia comunque dei miei figli persone autonome (ma senza rischi?)… se c’è spero di trovarla
Natale 2000 (+8)
26 Dicembre 2008Otto anni fa, io e marito ci siamo rincontrati. Come nel Medioevo, è successo all’uscita della messa. Per di più la messa di Natale, di mezzanotte. La mezzanotte dell’anno 2000. [PS: dove ero andata incavolata col mondo perché ero tornata da 1 mese e mezzo di stage a Parigi, casa con 5 amiche al Trocadéro, e mammà già rompicchiava...]. Io durante la messa l’avevo visto e quindi mi affrettavo a scappare come avrebbe fatto qualunque ragazza. Non perché lui era il mio ex, che io avevo impietosamente lasciato 7 anni prima in occasione del mio Erasmus in Francia. Ma perché il giorno prima mi era spuntato un orrendo calazio sull’occhio che mi rendeva inguardabile. E, si sa, davanti agli ex, lasciati o lascianti, bisogna sempre essere strafighe. Quindi io scappavo, aggrappandomi alla speranza di non essere stata individuata. Quando sento cingermi le spalle in un abbraccio e la sua voce profonda: “Si può almeno salutare?”. La storia successiva, l’aver accettato io di essere riaccompagnata a casa da lui, poi aver detto di sì alla proposta di caffé sul lungomare, la lunga chiacchierata, lo scoprirci così cambiati e per di più entrambi single, quel ritornare insieme dopo 4 giorni, e decidere di sposarci dopo 2 anni, bé tutto questo è stato spesso da noi analizzato anche alla luce di quell’ “almeno”. Un avverbio che doveva mettermi in guardia su quello che stava per accadermi e invece mi ha forse incuriosito per la sua polisemìa (i dizionari lo spiegano: “se non altro”, ma anche “come minimo”). E io che ho sempre amato il brivido dell’imprevisto, ho raccolto il guanto di quella sfida. Ed ora, 8 anni dopo, lo racconto qui sopra per dire a marito, che, tra l’altro, oggi come allora, c’è batticuore. Ed è solo questo che conta.
Ti amo.
matrimonio equo/eco?
9 Dicembre 2008La mia vena ecologista ha tardato parecchio ad emergere. Ma ripensando al passato qualche segnale già c’era 5 anni fa… e cioé….
quando mi sono sposata ho pensato all’aspetto equo-solidale (lista di nozze pro periferia centroamericana) ma non a quello eco, per quanto… ripensandoci… c’era pur sempre il mio bouquet, che mi accorgo solo ora che era già un po’ eco, fatto da mia cognata con la carta invece che con i fiori veri (….ma chissà se la carta era riciclata!!).
Ecco la foto.
