Archivio per la categoria ‘mamme’

quelle mamme che non ce la fanno

7 Aprile 2009

A volte, da quando sono diventata mamma, mi capita di stare molto male, molto più di “prima”, quando leggo storie di mamme che “non ce l’hanno fatta”.

E non parlo solo delle terribili notizie di attualità di mamme a cui una terribile calamità naturale ha strappato via i figli. Una sofferenza nel cuore che non si può nemmeno spiegare. Ma che non è stata colpa tua.

Penso a mamme che loro per prime “non ce l’hanno fatta”.

Tutte con diagnosticato un “problema psicologico a monte”. Ma chi lo sa. Qual è il confine tra la normalità e la patologia. Chi lo sa come è facile passare dall’una all’altra.

Una mamma adolescente che ha tenuto nascosta la sua gravidanza gemellare, forse vittima di violenza, a due passi da casa mia, e che a causa di un parto prematuro li ha persi in casa. Nel silenzio.

Una mamma che ha scritto una lettera alle figlie prima di togliersi la vita.

Infine, oggi. Una mamma che ha affogato il bambino di un mese e mezzo; era un’insegnante di scuola materna.

Casi che si dimenticheranno, mentre si continua a blaterare a vuoto su Cogne.

Perchè c’è tanta ipocrisia. Quella che ci spinge a dire: Ma come si fa? o: doveva essere una pazza!

Io credo che ci sia un confine molto labile che stanchezza, ormoni, depressione post partum ma sopratutto solitudine consentono purtroppo di oltrepassare. Chi di noi, ripensando a quella volta in cui con il proprio figlio ha “perso la pazienza” o “non ci ha visto più”, non si è pentita, invasa da sensi di colpa? Ogni tanto qualche amica me lo racconta. Ma deve essere amica strettissima, o non ha mai il coraggio di dirmelo. Cose che si ha il coraggio di confessarlo a nessuno. Perché il mondo ci propone immagini di sorridenti donne manager mamme sprint e mogli perfette; o casalinghe da mulino bianco. Nessuna di loro si spazientisce mai e ammetterlo è diventato una colpa perché “è impossibile”. Una colpa che cresce nel silenzio, insieme alle cause che la hanno generata e che nessuno ascolterà mai.

E’ che a volte mi capita di sentire tutti insieme tutti i sensi di colpa di quelle mamme che, diversamente da me, non ce l’hanno fatta, sole, nel silenzio di una vita che magari si aspettavano diversa.

Ora che mi sono sfogata magari chiudo questo post e mi passa tutto.

Ma speriamo che sempre più persone capiscano quanto bisogna ascoltare e parlare con le mamme per non lasciarle sole.

vere mamme – ma che davvero

6 Marzo 2009

flavia over 30 e wonder over 20 sono due mamme che si scambiano i loro punti di vista sull’altra e sul suo sembrare/essere neomamma.

Bellissimo.

Comiciamo da cosa pensa l’over 20 dell’over 30, qui

non ci resta che… sala prof

31 Gennaio 2009

oggi in sala prof stiamo andando via, è l’ultimo giorno del quadrimestre, ultimi voti decisi, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Noto che la mia giovane collega con cui facciamo insieme queste giornaliere trasferte in periferie, ha una calza traforata e la mini con lo spacco. Iniziamo a prenderla in giro su questo suo presunto metodo per attirare l’attenzione degli stanchi alunni. Lei, che è sempre riservata, improvvisamente dichiara: mi devo distrarre, ho saputo delle brutte cose, ieri. E scoppia in lacrime. Per fortuna eravamo rimaste in poche in sala prof. La trasciniamo fuori lontano da sguardi indiscreti, e lei ci racconta la seguente inquietante cosa: è andata dal medico per un esame ginecologico, durante il quale (“durante”, si badi bene, non dopo) è scoppiata in lacrime al sentirsi dire dal suddetto  (ripeto “durante” la visita):  “le tube vanno male e con la forma di quest’utero che vuole rimanere incinta!”.

A questa specie di animale io auguro che non capiti a lungo di frequentare quelle zone e che gli cada subito e dolorosamente.

Quasi quasi fondo un gruppo su feisbuch.

bambine (e donne) autonome

22 Gennaio 2009

Bloccata per un’ora nel traffico mattutino di una superstrada a due corsie (senza quella d’emergenza) in cui qualche genio dei nostri capaci amministratori ritiene sia il caso di svolgere lavori di manutenzione alle ore 10 di mattina. Ma in fondo la vita è bella perché hai appena vissuto “colf 4“. Hai il tempo di pensare a vari antefatti della tua vita. Pensi: stasera ci scrivo su un mini-post.

Mamma della sottoscritta, che ti lamenti a fare se ero diventata un’adolescente autonoma? che a 13 anni voleva prendere il traghetto con gli amici per trascorrere una giornata a Ischia (ma poi ancora non capisco che c’era di male… solo perché la casa di destinazione era senza genitori?)? che a 21 anni è partita per l’Erasmus? che ha girellato per l’Europa per 7 anni, fidanzati ballerini e non?

Non sei stata forse tu che mi hai cresciuta all’autonomia attraverso le tue scelte indipendenti? da piccola certo non facevo la spesa, né cucinavo, né pulivo i bagni (come invece varie mie amiche), ma, ti sei accorta o no che lasciarmi a casa a 4 anni da sola con la febbre perché dovevi andare a lavorare è stata, oltre che leggermente un’imprudenza, anche un insegnamento al mio inconscio?? che lasciarmi a casa da sola di sera per la prima volta ai miei 5 anni circa era forse un attimo presto?

marito ventiseienne il venerdì non poteva uscire con gli amici perché, in occasione di un periodico impegno dei genitori, doveva restare a casa a tenere compagnia alla sorella (che godeva buona salute) sedicenne!!!

ci sarà ben una via di mezzo?? che faccia comunque dei miei figli persone autonome (ma senza rischi?)… se c’è spero di trovarla

colf 4. Il ritorno.

22 Gennaio 2009

Tanto per sintetizzare e perchè ho l’unenne in braccio addormentato (si sveglierà alle solite 4 del mattino… ma ’sta sveglia c’ha teng’ a ffà?? tanto alle sei lui mi ha già svegliato da due ore!!!). “Il ritorno” si fa per dire. Ciò implicherebbe una partenza. Che alla fine non c’è stata. E -per ora- non ci sarà. Dopo essermi sciolta in lacrime ieri perchè mia figlia (a cui spiegavo il suo primo “distacco” che sarebbe avvenuto l’indomani) continuava a chiedere : “sì ma quando torna??”. Dopo aver digerito l’idea di sciropparmi i tre colloqui oggi. Dopo avere stampato la sua domanda di fine rapporto, calcolato TFR e quant’altro. Dopo averle stampato le foto di noi cinque sulla neve da portarsi al sole dello Sri Lanka. Dopo tutto questo, stamattina arriva la mia padrona e sorridendo mi dice : “ti devo dare una bella notizia: non parto più, ci va mio fratello con la moglie e i figli. Mamma detto: resta in Italia e mandami i soldi”. Io mi sono commossa (sarà stata questa prova di amore materno??). E così ci siamo abbracciate e, a pranzo, con la famiglia al gran completo (+2 nonni e 2 prozie) abbiamo festeggiato la non partenza.

Io sono felice ma continuo a pensare alla tragedia annunciata che ha vissuto mia figlia ieri. Però sorrido mentre continuo a rispondere alle numerose proposte arrivate tutta la giornata (avevo lanciato l’appello su facebook e tanti amici mi avevano passato contatti vari!): “no grazie, non parte più”.

colf… 1,2,3

22 Gennaio 2009

Un mesetto fa tornavo a casa con il cuore nello zucchero con le mie tazzine di Vietri, e nel mentre arrivò “colf 1″, laprima puntata della mia attuale telenovela. Incontro per caso la vicina di casa che per caso mi comunica che la mia colf (che in realtà è una specie di giovane governante perché si occupa della giornaliera amministrazione domestica e dei bambini) sta cercando lavoro, in particolare da lei. Cado dalle nuvole. Non capisco. Non mi ha nemmeno chiesto un aumento. Trascorro il fine settimana da cane bastonato e il lunedì mando marito ad affrontarla. Durante la puntaata “colf 2″ lei non nega di essere andata dalla vicina, ma dice di averlo fatto per capire perché la mia vicina si è comportata in un certo modo con le sue amiche (che volevano quel posto, mentre lei no, era solo “spionaggio”). Decidiamo che è plausibile e d’altro canto non posso fare un processo alle intenzioni. Trascorriamo piacevoli giorni in vacanza sotto la neve tutti insieme appassionatamente.

E ieri arriva la mazzata. “Colf 3″. In lacrime e tra singhiozzi in un italiano più zoppicante del solito, e per di più per telefono, la ragazza racconta che le hanno telefonato dallo Sri Lanka e la madre ha avuto un incidente per cui lei deve tornare. “Posso andare?”. Certo. E che le vuoi dì. Solo che poi, sventurata, volevo pure sapere quando tornava. Un mese. Cosa?? Allora cerchiamo una sostituta e fammi sapere preciso quanto stai via. Ri-lacrime. La zia dice per telefono che la mamma ha la gamba rotta e ci vorranno minimo 5 mesi. La ragazza mi comunica che compra biglietto di sola andata.

Adesso sono in mano a faceboook, dove ho lanciato l’appello e grazie alle mie amiche che mi leggevano, domani ho 3 colloqui. L’ucraina che però vorrebbe venire a dormire da me, la bulgara non meglio connotata e la marypoppins 50enne di borgo marinari.

Farovvi sapere.

Nel frattempo mi sento come solo chi ci è passato può capire. Abbandonata.

mamma da legare

28 Dicembre 2008

per chiudere la giornata ancora più sul positivo, incollo qui il benvenuto del sito noimamme.it:

***

Se ti è cambiata la geometria del corpo, le tette tendono al basso e i capelli all’alto;
Se annusi un pannolone pieno di cacca stile cane da trifola come fosse tartufo;
Se non vedi un telegiornale da anni e ti intriga Robbie Rancido;
Se l’ultimo libro che hai letto è il manuale d’istruzioni dello scaldabiberon;
Se incontri quella che: “i dolori del parto si dimenticano”
Se usi le salviettine pampers per struccarti;
Se chiami tuo marito papà e lui ti chiama mamma;
Se credi che educare sia ex-ducere ma di fatto tronchi la seconda e sembri er-Duce;
Se ti sei armata di pazienza ma in certi momenti vorresti essere armata e basta;
Se il tuo livello di voce si è stanziato sui 90 decibel e nemmeno in chiesa si abbassa;
Se ti svegli al mattino e programmi la giornata calcolando le varianti: traffico, pappa, cacca, nonni, cambio, e virus gastrointestinale;
Se un salto al supermercato DA SOLA è diventato fonte di svago;
Se hai detto addio definitivamente alla macchina pulita e senza briciole;
Se ti trucchi solo al semaforo e se è verde rimani struccata;
Se l’ unico sport che pratichi è lo slalom fra bambolotti e macchinine;
Se hai partorito un anno fa, ma la gente che ti incontra ti chiede quando deve nascere;
Se stai maturando tempi lunghissimi e maschili per una cacata, pur di stare sola per 10 minuti chiusa nel cesso;
Se hai solo amiche con figli e le single ti paiono alieni di un’altra generazione;
Se hai affinato l’udito, ridotto il senso dell’ordine e azzerato il sex appeal;
Se parli di co-sleeping, baby blues, imprinting, terrible two e non conosci altra parola in inglese, nemmeno hallo;
Se ti incazzi per chi parcheggia sulle strisce, per chi dice parolacce in pubblico, e fa il furbo alla cassa e non avevi mai notato tanta maleducazione;
Se frequenti solo siti che parlano di mamme, gravidanze, svezzamenti e pannoloni e sei approdata qui:

SEI ANCHE TU UNA MAMMA DA LEGARE!

ECCHECAVOLO ANCHE LE MAMME HANNO DIRITTO AL LORO GIORNO LIBERO!!

19 Dicembre 2008

Nuovo gruppo per le iscritte a fb (qui). Ovviamente mi sono subito iscritta. Della serie “non voglio partecipare a fb”… vabbé…. ma quanno ce vò ce vò!!

sottotitolo del gruppo:

“Per tutte le mamme, lavoratrici e non che non hanno mai un attimo per staccare la spina… per fare shopping, per andare dal parrucchiere… o semplicemente x starsene in santa pace!! UNIAMOCI PER UNA GIUSTA CAUSA!!!”

Secondogeniti si nasce

17 Dicembre 2008

gira in rete dal 2005 (anche qui) ed è tutto verooooo!!

*****

“Secondogeniti si nasce.

ossia

“Meno male che sono primogenito”: Vademecum per genitori

Il bagnetto

Il primo bagnetto del primogenito è una cerimonia che si svolge una sola volta nella vita, per fortuna.
Il livello di apprensione dei due genitori è ai messimi livelli e basta un’indecisione per beccarsi un biiiiip…
La temperatura dell’acqua è uno dei fattori cruciali: un errore di pochi decimi e il bambino è fottuto.
Esistono termometri progettati apposta per questo scopo, antiurto, galleggianti e dotati di un’inerzia infida e difficilmente prevedibile.
Siete due gradi sotto, aumentate la calda, il termometro sta fermo per un po’, quindi parte e si ferma due gradi sopra, aumentate la fredda…
Ho sentito di gente che ha fatto fuori dei boiler da caserma per riempire una vaschetta da 10 litri.
In acqua poi il bambino viene trattato a 4 mani, 6 se c’è una nonna presente (se ci sono due nonne il papà deve levarsi prontamente dai cogl…!)..

Con il secondogenito scompare il termometro: si puccia il gomito e si giudica ad occhio.
La posizione del bambino viene corretta solo quando comincia a bere.

Con il terzo si usa la tattica del polipo: lo si puccia, se le gambine si arricciano vuol dire che è troppo calda.

Credo che nessuno abbia mai lavato i figli dal quarto in poi, al massimo una passata al lavasecco prima di Natale , per togliere le macchie più evidenti.

Il pannolino

Le aziende che producono pannolini fanno i soldi sui primogeniti.
Il primogenito lo controlli:
-per definizione dopo ogni poppata;
-ogni volta che senti un rumorino;
-ogni volta che una nonna sente un rumorino (anche per telefono); -ogni volta che senti un’odorino; -ogni volta che una nonna sente un’odorino (anche per telefono); -ogni volta che non sai cosa fare.
Apri, niente, ma il pannolino lo cambi lo stesso.

Con il secondogenito cambi il pannolino appena prima che i vicini di casa chiamino il camion per gli spurghi pensando che sia un problema di fossa biologica.

Il terzo il pannolino se lo cambia da solo, e pedalare.

Dal quarto in su i pannolini o se li comprano, oppure vasino.

Il biberon

Dopo la nascita i casi sono due: o allattamento al seno, o biberon.
L`allattamento al seno presenta molti vantaggi, è più sano, più naturale, il latte è sempre pronto alla temperatura giusta, la tetta è per definizione sterilizzata e allatta solo la mamma (questo, ovviamente, è un vantaggio solo se siete un papà).
Ma il vantaggio più importante è quello di potere avere una mano libera, essendo la tetta autoreggente (almeno si spera).
L allattamento a biberon prevede viceversa l`uso di due mani, una che regge il bambino, l`altra che regge il biberon.
La questione è di secondaria importanza per le prime poppate del primogenito, durante le quali rimirate rapiti con sguardo ebete il vostro virgulto, attenti a che non scenda una gocciolina di latte sulla guancina, e che la tettarella sia sempre piena acciocchè non abbiano a formarsi bolle d’aria nel pancino, noncuranti del fatto che sono le tre del mattino, ci sono 12 gradi e voi siete in mutande e canottiera, perchè travolti dal pianto isterico di quel bastardo avete dimenticato pure le ciabatte.

Con il secondo quei 20 minuti che dura mediamente un poppata sono eterni.
Dopo 30 secondi cominciate a guardarvi in giro sconsolati alla ricerca di qualcosa da fare, e soprattutto di un modo per farlo.
Quei 90cl di latte glieli sparereste giù col compressore.
Di solito in queste situazioni ci si trova sul divano del salotto, e la prima tentazione è quella di accendere la tele, ci sarà pure qualche caxxo di roba da vedere.
Per una delle leggi di Murphy il telecomando si trova sempre alla distanza di Tantalo, vicino ma irraggiungibile.
E poi, anche se fosse raggiungibile, bisogna liberare una mano.
Gli stratagemmi sono svariati: quello che viene più naturale è cercare di reggere il biberon con il mento, esercitando una leggera pressione.
I figli degli appassionati di questa tecnica soffrono spesso di palatoschisi.
Viceversa si può liberare la mano che regge il bambino, tenendolo con l`incavo del braccio.

Ad alcuni genitori dopo il secondo figlio spuntano addirittura delle ditina all`interno del gomito, che consentono tra l’altro di fare il gesto dell ombrello con un braccio solo.
Alla fine ci si ingegna, si recupera il telecomando con un piede esibendo uno snodo tipo Heather Parisi, si libera una mano e si zappa, finalmente.
Nel frattempo il biberon è orizzontale da 10 minuti, il bambino ha ingurgitato aria sufficiente a farlo scorreggiare per tutta la vita e si spara 2 ore di coliche .

Non so cosa succeda dopo il secondo.
Pare che il terzo impari prestissimo a reggersi il biberon da solo, mentre il quarto esca spesso per andare al ristorante.

La documentazione

Del primogenito si documenta tutto.
Esistono addirittura de lle specie di diari con gli appositi spazi per annotare giorno per giorno tutti i parametri vitali del bambino, e pagine speciali per gli eventi eccezionali, il primo dentino, la prima parola, i primi passi.
A volte c’è anche uno spazio feticista per appiccicare ciocche di capelli o altri pezzi del bambino stesso.
Una mamma ha tabellata in testa a vita tutta la curva di crescita del suo primogenito, come un gigantesco file excel.
Anche il papà, che però dopo un paio di mesi formatta e non si ricorda più un caxxo.

Con il secondogenito scompare il quadernino, e con questo anche ogni tracciabilità.
Il suo grafico di crescita è un gradino: prima non c’era, adesso c’è.

Del terzo ci rendiamo conto che è figlio nostro solo quando ci chiede il motorino.

Dal quarto in su è impossibile distinguerli dai compagni di nido, di asilo o di scuola.
Dopo una festa di famiglie numerose capita di beccarsi i figli degli altri.

Il sonno

Il primogenito mangia ogni 2 ore, giorno e notte.
Tra un pasto e l’altro talvolta dorme, ma siete talmente in ansia che non si ingozzi con il vomito che vi alzate comunqe ogni cinque minuti per vedere se respira.
Il tempo di reazione a un suo pianto è di 6 secondi netti.
Quando cresce va a letto con la mamma o col papà , o con entrambi, e si fa leggere un minimo di 8 favole per sera.

Il secondo mangia ogni 4 ore, la notte anche 6, e tra un pasto e l`altro dorme come un tonno, eppure ogni volta che si sveglia si becca un biiiiip…
Il tempo di reazione al suo pianto va dai 3 ai 15 minuti, ai quali va aggiunto il tempo per trovare la culla dispersa per la casa (cosa che ricorda molto la caccia al cellulare).
Quando cresce va a letto con il primogenito, che gli racconta quel caxxo che gli pare.

Il terzo mangia quando può e va a letto con i primi due, che gli raccontano le loro avventure sessuali.

Dal quarto in poi dormono direttamente in discoteca.

questionario per mamme e informazione

17 Dicembre 2008

come e dove si informano le mamme (bloggeresse e non)? partecipate anche voi al sondaggio dell’Università Bocconi, qui.