Archivio per la categoria ‘scuola’

stupidario – latino

27 Ottobre 2009

A.”prof?”
Odio essere chiamata PROF
P.”si?”
A.”una delle frasi del compito è già tradotta sul vocabolario: Sotto il consolato di Cicerone”
P.”si ma attenta, è una traduzione libera; va bene, ma vorrei che tu mettessi subito dopo anche la traduzione letterale”
mi risponde uno sguardo perso nel vuoto e sorriso di circostanza.
P.”hai capito?”
A.”non ho capito come devo fare”
P.”scrivi la traduzione che hai trovato e poi tra parentesi mi scrivi la traduzione letterale. Puoi scrivere “lett.”: ok? “
A.”ok prof”
***
Correggo i compiti e trovo il suo. C’è scritto così:
“Sotto il consolato di Cicerone (lett.)”

insegnanti “bruciati” dalla scuola: il BURNOUT

25 Settembre 2009

sorta di malattia professionale, questo blog ci aiuterà a non cascarci?

http://www.burnout.blogscuola.it/

trasforma la frase

23 Settembre 2009

Dalla forma attiva a quella passiva e viceversa.

“La costa era battuta dal vento”.

Trasforma. Lui scrive:

“Il vento vinse la costa”

!!!!!! li adoro !!! un sorriso in più a volte mi cambia la giornata. E poi ora ho un argomento di conversazione in più con l’amica del cuore che si è appena ricoverata. Mo’ glielo mando via messaggino….

da “lo stupidario” – il comunismo

17 Settembre 2009

Porto i test d’ingresso corretti. Valutano la cultura generale e le competenze di storicizzazione. Anche spazio-temporali.

“Chi ha scritto come regione di pertinenza del “Comunismo” l’Italia, per favore si alzi in piedi.”

So che non dovrei farlo. MaryStar dice che non si fa politica tra i banchi di scuola. Ma io voglio almeno vedere la faccia chi ha dei genitori che gli hanno insegnato che l’Italia è in mano ai comunisti. Non mi devo addentrare troppo, voglio solo guardare negli occhi quest’ennesimo figlio di Berlusconi.

Il diretto interessato si alza. Un ragazzo dal viso apparentemente simpatico e sorridente. Ma chissà che gli hanno inculcato, magari che i comunisti mangiano i bambini e menomale che invece Silvio c’è.

La cosa viene accolta da una risata generale. Gaurdo gli altri. Ma come? Non c’è di mezzo la politica?

Insisto. “Vorrei sapere se era uno scherzo o cos’altro”.

Alunno: “In effetti prof. ho grosse lacune. Studio e poi dimentico.”
Io: “Guarda che non si tratta di dimenticare una lezione. Questa è cultura generale. Tu non apri quotidiano né tg da quando sei nato.”

Lui:”Ha ragione prof. Devo migliorare. Ma le assicuro che la sapevo. E fino all’ultimo sono stato incerto tra Italia e Germania”.

La classe esplode per la seconda volta e per poco gli fa pure la ola.

Inizia lo stupidario scolastico

16 Settembre 2009

Lo “stupidario” è un mio nuovo tag.

Perché non posso arrivare a fine carriera senza avere annotato tutte le assurdità che ci dicono e/o scrivono gli alunni. Ma devo anche condividerli, SUBITO, con voi!

Per la serie: non solo i prof dicono castronerie…

;-)

PS: GIURO di dire tutta la verità, nient’altro che la verità.

****

1. Le buone intenzioni di inizio anno

(questionario conoscitivo): “l’anno scorso sono stato bocciato ma quest’anno non voglio deludere i miei genitori e farò di tutto. A costo di studiare ogni giorno”.

2.

(test di ingresso di storia, II liceo): “cosa è un secolo?” “un periodo di tempo lungo”. “Che cos’è un millennio?” “un periodo di tempo molto lungo”.

Scuola… si parte!

16 Settembre 2009

Prendo fiato dopo un inizio di anno scolastico molto tormentato, per parlare del fatto che della nuova VIPscuola quello che mi è piaciuto di più sono stati i ragazzi. Alunni svegli che sembrano avere tante cose dentro di sé e che io per ora sto riuscendo, forse, ad interessare. Il mio proposito di inizio anno è cercare di non annoiarli, pur facendo correttamente il mio mestiere (cioé insegnare loro qualcosa, e soprattutto a studiare meglio e a prendersi le proprie responsabilità). E’ la sfida credo di ogni buon insegnante. Speriamo di non ammorbare loro gli anni più belli della loro vita. Però, con rispetto parlando, inauguro comunque, nel prossimo post, lo “supidario”, tutto vero, cose di scuola che potrei documentare, ho le prove, ma purtroppo non posso… questione di privacy…

Sui genitori ancora non mi esprimo, non li ho visti direttamente. Li vedo passare arrabbiati. Mentre vanno dal preside o dal vicepreside a protestare per questo o per quello, per togliere e mettere i figli da qua e da là. A lamentarsi, a volte urlare, a volte facendo presente che “lei non sa chi sono io”. Spero non capiti mai a me di esserne l’interlocutore. Chissà poi se hanno ragione, magari sì. Mi interessaerà vedere quei professori universitari, medici, farmacisti, avvocati e imprenditori di successo (hei ma quanti ce ne sono nelle mie classi!) che so sulla carta di avere.

Sui colleghi, ne ho trovati di davvero disponibili, umani e solidali, ma ce ne sono anche di campioni di meschinità e di malalingua.

trasferita a insegnare dentro il mio mondo

26 Giugno 2009

….così potrei definire quello che mi è appena successo

Ed è stato il mio amico sacerdote missionario che, via skype, dal Centrafrica mi ha fatto cogliere forse il motivo del mio traferimento. Finora ho insegnato in realtà lontane da casa mia. Quasi una doppia vita. La piena libertà. Sperimentarmi in un mondo senza ricadute nel mio. Potevo essere libera di esprimermi senza ritrovarmi la “conseguenza” tra i piedi, all’uscita da scuola.

Oggi sono usciti i trasferimenti. E io ho avuto uno dei più prestigiosi licei della mia città, e per di più sotto casa mia. Non più i delinquenti dell’hinterland. Non più le shampiste della periferia. Ma i figli dello sfascio delle famiglie; i professionisti o i disadattati di domani. Del mio “dietro l’angolo”. E colleghi molto più anziani, è finita l’atmosfera goliardica di questi anni. A 36 anni, con 3 anni di esperienza, catapultata in una scuola così “in vista”.

In un primo momento mi sono messa a piangere dalla disperazione.

Poi il mio amico missionario (che io con alcune attività volontarie solidali ho aiutato in questi anni) mi ha scritto su skype che l’altroieri ha fatto un sogno.  Un sogno di prima mattina. Come si dice qui, di quelli veritieri, quindi.

Io arrivavo al suddetto liceo, in moto, le porte erano chiuse e allora io parlavo ai ragazzi fuori la scuola. Poi entravo in classe e c’era un ragazzo nero che proveniva dalla missione dove sta lui. Lui non aveva penne né quaderno. Un suo compagno italiano glieli dava.

Il sacerdote mi ha aggiunto che “è la mia missione, e che sarò capace di farla bene”.

Queste parole hanno dato un senso alla mia confusione del momento. Grazie.

5

16 Giugno 2009

… sono le sciampiste bocciate. Il che su 23 è un bel numeretto. Più cinque alunne con debito da estinguere. Sarebbe tipo che le abbiamo rimandate ma oggi fa più figo nel burocratese parlare di “sospensione del giudizio” cui a settembre seguirà la prova per “l’estinzione del debito formativo”.

Quando mia mamma tornava dagli scrutini si lamentava se mio padre non le chiedeva “come sono andati gli scrutini?” cosa che puntualmente lui non faceva. Ma ora capisco perché è un momento così importante per la coscienza di un insegnante. Lo sai da prima del consiglio, sai che “lo devi fare”. Quei debiti o bocciature le devi dare. Ma poi resti stravolto lo stesso (almeno noi prof mamme con senso materno… il quale alcuni colleghi maschi dichiarano apertamente di voler contrastare).

Sei come un medico che deve decidere se continuare a dare quelle medicine o passare all’operazione. Non è mai piacevole, è traumatico e invasivo, ma lo fai per il bene del paziente.

sono davvero prof di latino

10 Giugno 2009

c’era una volta una scuola media dell’hinterland napoletano. E dentro c’ero io, davanti ad un comitato di valutazione. Giugno 2006. Ho una figlia di 20 mesi e ho trascorso il mio primo anno di insegnamento in trincea. Secondigliano e Scampia sono dietro l’angolo. La mia scuola può considerarsene la succursale morale. Povertà che, come dice il mio preside, prima di essere economica o culturale, è umana. Il preside mi dà la parola; una delle mie colleghe di formazione ha appena cominciato a piangere per la commozione e quindi per spostare l’attenzione da lei, si decide che devo parlare io. Devo parlare di quelli che sono diventati i “miei ragazzi”, dell’anno passato a capire come tirare fuori il buono che c’è dentro di loro, nonostante loro. A far sì che la scuola possa davvero essere la loro possibilità, forse l’unica, non certo il sogno da velina o calciatore. Rifletto sul fatto che mi sono guadagnata il rispetto di quella terribile classe dove andavo spesso a fare sostituzioni, ma mi ci è voluto un anno sano, e lo stratagemma di dimostrare che ne sapevo di calcio almeno quanto loro, perché sapevo di che città erano squadre anche straniere (avevo chiesto di ordinarli da nord a sud).

Oggi sono seduta davanti a un’altra commissione di valutazione, di un liceo. Ho due figli, e il secondo ha 20 mesi. La scuola è della periferia di Napoli, ma quest’anno è stata una passeggiata. Quattro sciampiste al posto di una manciata di delinquenti; vuoi mettere. Al posto delle piante abbiamo offerto alla commissione un segnalibro personalizzato i cui proventi andranno per aiutare una casa per persone sieropositive. Penso: ci siamo evoluti. Esco dall’aula, baci e abbracci con svariati colleghi, alcuni dei quali mai visti prima, fuori l’aula trovo la mia nuova collega di formazione che sta versando in disparte lacrimoni di commozione. In fondo, è un’emozione anche questa volta.

E per di più, adesso, sono prof. di latino al liceo. E ci resterò, Mary Star permettendo.

Da ora in poi, può solo peggiorare, visto che potrebbero avvicinarmi a casa e al posto delle sciampiste avrei i figli delle divorziate famiglie perbene.

Lettera aperta a Brunetta e Gelmini (prof.Ripanti)

11 Maggio 2009

LETTERA APERTA AL MINISTRO BRUNETTA e, per conoscenza, al Ministro Gelmini.

(di Susanna Maria Ripanti)

Grazie, grazie e ancora grazie alla dott.ssa Maria Stella Gelmini e al dott.Brunetta!

Non avrei mai creduto di poter sentire tanta riconoscenza verso qualcuno così come mi sta accadendo adesso; sembra strano ma è proprio così. Sì, perché è proprio di fronte alla loro aggressione continua, assillante e decisa verso la scuola e soprattutto verso gli insegnanti che sto reagendo rapidamente come se si trattasse di una reazione chimica, una cartina di tornasole: tanto più nette e aspre sono le loro parole nei confronti di ogni singolo docente, tanto più vivace e sicura è la mia risposta in termini di autostima e di crescita del mio orgoglio professionale che credevo incerto, blando, assopito.

E invece le accuse taglienti, le affermazioni false e tendenziose, le offese stridenti e laceranti non fanno che consolidare, rafforzare, accrescere, rassicurare, aumentare, espandere la fierezza con cui io sento di svolgere il mio compito nella società.

Sostiene il Ministro della Funzione pubblica Brunetta che gli insegnanti sono “Fannulloni”: a chi si riferisce l’esimio Ministro con questo aggettivo? A quale insegnante? Faccia i nomi, fuori i Nomi! Venga a cercarne qualcuno nella scuola in cui io lavoro, venga a misurarne il tempo- lavoro qui; porti con sé un cronometro se proprio intende valutare il lavoro con una quantificazione in secondi, minuti, ore, giorni e notti, e sabati e domeniche e feste comandate!

Se il metro di giudizio è il tempo , allora il nostro rispettabile Ministro dovrà fermarsi nella nostra scuola molto di più delle 18 ore settimanali di cui ama parlare in Conferenza quando immagina ( ahimé, quale corta immaginazione !) che il tempo-lavoro di un insegnante sia solo quello frontale vissuto a contatto diretto ogni giorno con qualcosa come 80 o 140 studenti al giorno! ( spesso adolescenti in crisi, oltre che in sviluppo).

Crede forse che le lezioni vengano partorite lì, all’istante per partenogenesi dalla sapienza innata del docente? Eppure l’esimio Ministro anch’egli, si dice, sia Professore Illustre presso un’Università dello Stato

italiano: forse che il nostro beneamato Professore non prepara accuratamente la lezione per i suoi studenti universitari oppure devo credere che il suo ruolo di docente sia circoscritto alle 80 ore annuali previste dal contratto? E’ dotato forse il professore di una sapienza innata?

Sono interrogativi a cui io non posso dare una risposta certa, dal momento che non ho conoscenza diretta del suo caso e mai mi permetterei dunque di dedurre con un facile sillogismo che, siccome ogni professore universitario deve svolgere 80 ore annuali presso la sua facoltà, anche Brunetta lavori solamente 80 ore all’anno con uno stipendio a dir poco siderale, se calcolato in base all’impegno effettivo di cui qui si parla.

Bene. Mai io, per mia formazione, non ho l’abitudine di ragionare per deduzione, inferendo da una premessa falsa, conseguenze false con un ragionamento apparentemente esatto, senza cognizione dei fatti concreti, come è costume invece di Brunetta.

Io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io….., con un nome e cognome preciso, io insegnante della Scuola media superiore da 30 anni , io che ho superato numerosi Concorsi statali, io che ho 2 lauree, io che ho 1 specializzazione, io che ho insegnato a ragazzi del Nord, del Centro, del Sud Italia, a ragazzi straneri, io che ho frequentato innumerevoli corsi di aggiornamento, io che non mi stanco di leggere, di sapere, di osservare, di capire la realtà in cui vivono i miei studenti, IO sarei quella che non prepara le lezioni e non si aggiorna?

Quell’ora di lezione che svolgo con la mia classe il giovedì mattina dalle 8 alle 9 è il frutto di un lavoro di preparazione che ha richiesto studio dell’argomento ( settimane, mesi, anni, altro che minuti!), organizzazione del tempo e della scansione dell’attività in classe, previsione degli obiettivi minimi, massimi, di lungo periodo, preparazione della Verifica intermedia e finale, trovando di volta in volta, di anno in anno modalità, soluzioni, proposte diverse così come diverse sono le classi, così come diversi sono i problemi che di anno in anno si manifestano.

Crede Lei che approntare una verifica di Letteratura, di Storia, di Scienze, di Francese, di Matematica sia un gesto rapido e meccanico come accendere una sigaretta o soffiarsi il naso?

E sto parlando solamente della prima ora di lezione a cui segue la seconda ora, la terza e la quarta ora, e la quinta e poi ancora la sesta e tutte quante con diverse esigenze e con diversa organizzazione.

Tutto questo giusto per aggiornare le sue idee su come un docente medio, con una motivazione media, con una preparazione media, con un senso di responsabilità medio, con una classe media come la mia, si comporta normalmente nel corso di una mattina media, solo per quanto riguarda il tempo scandito dall’orologio, o dalla sua clessidra, se preferisce un metodo moderno, lei che dà prova di essere così aggiornato circa il nostro mestiere. Ecco sì perché il nostro è un ‘mestiere’ e di questo sono oltremodo fiera: non una di quelle attività che ci si inventa all’istante, come, ad esempio, fare il Ministro dell’istruzione o della Funzione Pubblica! Si tratta di un mestiere vivo, che ha a che fare con persone vivissime, dei ragazzi e delle ragazze, con materie vive e in continua evoluzione, come le scienze, la letteratura, la storia, e che dunque richiedono viva attenzione e grande disponibilità personale.

Ma non intendo uscire fuori dal tracciato: si diceva il tempo-lavoro. Quello che qui brevemente ho disegnato è solo quel tempo misurabile quantitativamente, perché c’è poi una qualità del tempo del nostro mestiere che non è descrivibile numericamente, ma è comprensibile per profondità e intensità del coinvolgimento psicologico ed emotivo, sia rispetto alle problematiche degli studenti, sia rispetto alle relazioni con le famiglie, sia rispetto alle molteplici relazioni con gli enti locali e i servizi sociali, sia con altre strutture formative del territorio. Non vorrei tuttavia mettere a dura prova la capacità di concentrazione del nostro Ministro richiedendoGli di prestare attenzione anche ad un tempo non misurabile : probabilmente si tratta di una dimensione difficile da comprendere per un professionista abituato soprattutto a occuparsi di numeri, da verificare o da dare!

L’assenteismo! Ah, ecco qui un altro problema immenso che grava come un macigno sulle spalle del docente, e che appesantisce oltremodo, a detta dell’Illustrissimo, il Bilancio dello Stato così amorevolmente amministrato! Gli insegnanti e le insegnanti amano assentarsi dal lavoro spesso e volentieri , insomma sarebbero dei mangiapane a tradimento! Venga, venga pure a trovarci qui nella nostra scuola, Professor Brunetta, venga, venga pure a verificare il tasso di assenteismo dei docenti i quali, secondo lei, adorano restare a casa! Forse , però, lei non sa che per i docenti è cosa gravosissima assentarsi da scuola in quanto tutte le attività restano in sospeso in mancanza di supplenti almeno per 15 giorni: ciò significa il programma da recuperare in tempi stringati, le verifiche non svolte, gli impegni non soddisfatti, il dialogo interrotto con quello studente che giusto ha bisogno di parlare e di trovare la strada per migliorare il suo rendimento, per risolvere i suoi problemi! Non si sta a casa affatto volentieri pensando a tutto il lavoro in sospeso e, anzi, è frequente che l’insegnante decida di venire in classe anche influenzato, anche con la febbre, anche con dei malanni ( frequenti, visto che mediamente siamo più che cinquantenni), anche quando la tensione interiore aumenta per l’ansia di non preparare adeguatamente gli studenti per l’esame di Stato, un’ansia crescente non tanto per l’esame in sé, quanto per seguire il più possibile gli studenti alle soglie di un momento importante, se non addirittura decisivo per le loro scelte di vita!

E lei e la sua Illustre collega Gelmini vorreste umiliarmi con le Vostre esternazioni, con i Vostri calcoli, con i Vostri grafici?

Tutto il contrario! Nel momento stesso in cui mi soffermo a disegnarle questo brevissimo, appena abbozzato quadro della nostra attività , sento quanto importante sia il mestiere che io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io semplicemente INSEGNANTE, svolgo nella mia scuola, nella mia città, nel mio Paese. Sto parlando, Illustrissimo, di un tempo-lavoro centrale nella vita di una comunità, di un tempo-lavoro cruciale per la valorizzazione di cittadini e persone,di un tempo-lavoro strategico per lo sviluppo economico, di un tempo-lavoro prezioso per la convivenza sociale.

Dunque, ecco che mentre sto raccogliendo queste poche idee, cresce la mia autostima per l’attività che sto svolgendo, provo la soddisfazione di impegnarmi al di là del calcolo da bottegai di minuti, secondi, ore.., avverto il piacere immenso di rivedere uno studente che prosegue fiducioso i suoi studi dopo il Diploma; perciò, a dispetto dell’immagine arcaica e caricaturale con cui ci state, mi state infangando presso l’opinione pubblica nazionale, sento aumentare in me l’ORGOGLIO per la mia professione!

Ma forse Lei e la sua collega pensavate ad altri tempi, ad un’altra epoca, ad un altro tipo di lavoro. Niente paura: ci siamo e ci saremo sempre noi insegnanti, qui, in questo
momento, a scuola, nelle nostre città, nel nostro Paese, in ogni occasione utile, per ripetere a voce alta, Altissima, a testa alta, Altissima, questa lezione, perché si sa…,d’altronde, che neanche un Ministro può vivere nell’ignoranza!

Susanna Marina Ripanti, prof. di Lettere di Scuola Media Superiore

maggio 2009