Voglio un figlio a impatto zero

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Leggete l’articolo “Voglio un figlio a impatto zero” qui sotto, oppure qui

***

da: “La Stampa.it” on line del 28/6/2008

di Sara Ricotta Voza

“La differenza tra una ecomamma e una oldstyle è presto detta. La prima sa che cosa sono gli ftalati e l’altra no. La seconda forse lo apprenderà per caso leggendo una rivista o finendo in un sito di ecomamme. La mamma old, fino a quel momento, penserà di essere una buona mamma e certamente lo sarà, ma qualche dubbio dovrà coglierla quando saprà che gli ftalati potrebbero esser presenti in certe piscinette per bambini e tettarelle per neonati e che, come dice Wikipedia, «sono oggetto di controversia dal ’93 in quanto produrrebbero effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, causando una femminilizzazione dei neonati maschi ». E a sentire cosa potrebbe accadere ai «gioielli» del suo pupo, anche la mamma italica più old dovrà concludere che informarsi è meglio. «Angeli del sacco nero» Le ecomamme sono infatti la punta più avanzata della mamma «simplex», poco attrezzata contro i nuovi pericoli – chimici, ambientali, climatici – che minacciano lei e la sua prole. Ora le ecomamme sono una realtà pure in Italia, anche se al momento visibile solo sul web. Molte si sono convertite davanti alle immagini in tivù delle tonnellate di rifiuti a Napoli, così come tante americane dopo l’uscita del film-denuncia di Al Gore «Una scomoda verità».

Sconvolta dal documentario la trentottenne Kimberly Danek Pinkson ha fondato la Ecomoms Alliance, che ha già 11 mila membri e organizza ecoparty e conferenze in cui convince sempre più mamme a cambiar stile di vita per sé e i propri figli. Così in Usa «Ecomoms» è già un nome brevettato, una lobby potente e una «sottocultura emergente» di cui si è occupato anche il New York Times. Una realtà attiva 24 ore al giorno su siti e blog. Uno dei più quotati è grist.org dove in tempi di elezioni si può verificare «how green is your candidate» scaricando sull’i-pod i discorsi dei politici su temi «eco». Ma a dimostrare che le ecomamme un potere ce l’hanno davvero è il fatto che vengano già notevolmente denigrate. C’è chi le chiama ecoansiose, chi le sbertuccia come «angeli della pattumiera». Troppo facile però prendersela con chi cerca di far qualcosa per sé e gli altri, anche se dal chiuso della sua cucina. Le donne, si sa, sono persone serie, spesso troppo, e può darsi che qualche volta esagerino e trasformino la loro ultima scoperta – l’ecologismo in questo caso – in una religione. In America comunque hanno già preso le contromisure e per le ecoansiose ci sono già le ecoterapeute. E in Italia? Qualche settimana fa in Galleria a Milano l’associazione di eco-dermatologhe Skineco ha organizzato eco-aperitivi su argomenti da ecomamme ed era attesa anche Barbara Berlusconi, mamma di Alessandro, 7 mesi; sembra sia un’ecomamma attenta e informata, una che legge tutte le etichette, va su internet e sa perfettamente cosa sono gli ftalati. Del resto la terzogenita del premier, prima di essere ecomamma, è stata un’ecofiglia, che oggi applica l’ecologia anche al campo inquinato della televisione. Lei da figlia vedeva non più di 20 minuti di tv al giorno (i Flinstones), e da mamma ha confidato alla Bignardi che ai suoi figli non farebbe vedere Buona Domenica e i reality. Altre ecomamme vip nostrane? Si sa per certo della vj di Mtv Paola Maugeri, vegana convinta. Pare sia sensibile anche la Marcuzzi, che avrebbe rifiutato di far pubblicità a cosmetici di cui non è convinta. Rubinetti controllati Ma che cosa fanno in concreto le ecomamme? Non hanno tutte le stesse possibilità, ma tutte provano a essere un po’ meno «impattanti» di quanto potrebbe fare una mamma media, specie se italica. Usano pannolini lavabili anziché torri di usa e getta, portano il neonato in fasce anziché in passeggini fuoriserie e poi, cresciuto il pupo, lo scarrozzano a scuola in bici anziché col Suv. Tutto qui? No, c’è anche chi si spinge oltre. Basta uno sguardo a siti e blog e si scopre che più che consigli si scambiano vere consulenze; che fanno in casa pane, omogeneizzati, saponi e detersivi; che usano caraffe filtranti, mettono riduttori di flusso ai rubinetti e non esitano a cambiare il parco-lampade di casa.

Su un blog, per dire, una si chiede se «con tanta eco-coerenza» può ancora farsi «dei colpi di sole così chimici!». E dai blog si capisce anche che «rompono». Una scrive di aver «martellato» un consigliere comunale, un’altra un assessore: l’argomento erano «i pannolini lavabili», gli assessori maschi e non devono aver dimostrato la giusta sensibilità. Però è meglio che si sensibilizzino, perché un’altra caratteristica delle ecomamme è che… non mollano.”

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3 Risposte to “Voglio un figlio a impatto zero”

  1. ecomamma Says:

    Ciao Laura!

    Vedo ora il tuo blog, complimenti, davvero interessante!

    Ti aggiungo tra i miei link!

    Ciao,
    Anna

  2. caraffa filtrante Says:

    Ciao Laura, complimenti per il post, davvero illuminante:) Per chi interessa, ho realizzato una breve guida sulle caraffe filtranti, all’indirizzohttp://caraffafiltrante.blogspot.com/

    Saluti, Enrico

  3. laura Says:

    ciao enrico, grazie dei complimenti, ma il contenuto del post non è mio, come hai letto è di Sara Ricotta Voza! ho visitato il tuo sito sulle caraffe filtranti, complimenti è davvero utile. Mi ero informata anch’io sulle caraffe filtranti, poi però quest’articolo di “altroconsumo” ( http://www.altroconsumo.it/acqua/i-filtri-s107212.htm ), rivista che giudico imparziale e davvero ben fatta, mi ha fatto riflettere, per cui sono ancora in dubbio sulla QUALITA’ dell’ ACQUA COSI’ FILTRATA. In breve l’articolo dice che le caraffe filtranti, anziché migliorare la qualità dell’acqua, rischiano di peggiorarla, anche in caso di uso in condizioni ottimali di manutenzione ecc., perché i tests sulle acque da rubinetto dimostrerebbero che le sostanze indesiderate anche quando sono presenti in tracce, sono sotto ai limiti consentiti. Inoltre alcune cartucce (Brita) rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell’acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l’aumento di nitriti) dell’acqua. Infine si raccomanda, se avete in casa la caraffa e la usate – come suggeriscono le istruzioni – conservate l’acqua in frigorifero e consumatela entro la giornata.
    C’è poi la risposta (http://www.lunario.com/docs/!Approfondimenti/Statement%20Test%20Italian%2013.10.2003_Tuev.pdf ) in cui la Brita risponde ad altroconsumo, ma non mi sembra convincente in tutti i punti (ad es. sulle quantità di ammonio, una certa confusione tra mg/l e mg/kg corporeo…). Comunque, il punto principale è che l’acqua filtrata diventa “di sapore migliore” ma non cambia la qualità igienica (“Il principale beneficio, come chiaramente illustrato nel materiale informativo del prodotto, è quello di migliorare il sapore delle bevande e dei cibi preparati con l’acqua filtrata”). Mi sembra che il punto chiave sia il seguente passaggio: “Le brocche BRITA -e fra queste BRITA Aluna- sono utensili domestici per la preparazione di cibi e bevande come the, caffè e cibi caldi. I filtri sono realizzati allo scopo di migliorare l’acqua potabile. Non sono realizzati per trattare acqua proveniente da fonti non igieniche”. Ciò significa che se l’acqua del rubinetto “non è igienica” non è che con la caraffa migliora! ed inoltre tale acqua fitrata va bene per la preparazione di cibi e bevende CALDE e non viene menzionato il fatto che lo sia altrettanto per berla FRESCA così com’è! Infine vari altri fenomeni criticati da altroconsumo, secondo questo documento si eliminano dopo 10-15 litri.
    Mi sono informata tanto perché vorrei convincermi a usarla, ma… non ci sono ancora riuscita!!! adesso stiamo bevendo quella del rubinetto così com’è, quella in vetro è solo per il piccoletto. Se ne parla anche su questo forum di ecomamme:
    http://www.ecobaby.it/forum/viewtopic.php?f=12&t=1058&start=0&st=0&sk=t&sd=a&hilit=caraffe

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