Archive for aprile 2009

gli aiuti all’Abruzzo non siano la nuova Irpinia

10 aprile 2009

Per chi come me ha vissuto l’Irpinia 1980 e ha poi trovato le coperte destinate ai terremotati in vendita nei mercatini rionali del centro di Napoli, è difficile avere fiducia nel fatto che tutto quanto gestiscono le Istituzioni centrali (protezione civile e altro) arrivi davvero a buon fine e la nostra solidarietà non si disperda (non parlo nemmeno di cattiva fede ma diciamo di “cattiva organizzazione”).

Dopo tutti questi giorni e milioni di euro (sms e vari) inviati da italiani, chi è lì racconta (non in tv) che ancora mancano coperte ai campi.. ma com’è possibile???

Una mia amica pescarese cui ho esposto le mie perplessità mi ha quindi mandato i riferimenti locali che vi giro. Potrebbero convincere chi come me di fiducia ne ha persa un bel po’ ma non vuole rinunciare a provare ad essere solidale. In generale c’è chi preferisce la Caritas alla Protezione Civile: io non so, ormai mi fido quasi solo delle singole persone perciò di quello che mi suggerisce la mia amica del posto.
Grazie.
Laura

Donazioni denaro:

-> CARITAS PESCARA:
C.C.P. intestato a CUORE CARITAS n.87086955, causale Terremoto L’Aquila
o
Bonifico Bancario: BANCOPOSTA – IBAN IT62R076011540000008708695
5, causale: terremoto L’Aquila

oppure

-> RIFONDAZIONE PER L’ABRUZZO IBAN: IT32J0312703201CC0340001497

quelle mamme che non ce l’hanno fatta

7 aprile 2009

A volte, da quando sono diventata mamma, mi capita di stare molto male, molto più di “prima”, quando leggo storie di mamme che “non ce l’hanno fatta”.

E non parlo solo delle terribili notizie di attualità di mamme a cui una terribile calamità naturale ha strappato via i figli. Una sofferenza nel cuore che non si può nemmeno spiegare. Ma che non è stata colpa tua.

Penso a mamme che loro per prime “non ce l’hanno fatta”.

Tutte con diagnosticato un “problema psicologico a monte”. Ma chi lo sa. Qual è il confine tra la normalità e la patologia. Chi lo sa come è facile passare dall’una all’altra.

Una mamma adolescente che ha tenuto nascosta la sua gravidanza gemellare, forse vittima di violenza, a due passi da casa mia, e che a causa di un parto prematuro li ha persi in casa. Nel silenzio.

Una mamma che ha scritto una lettera alle figlie prima di togliersi la vita.

Infine, oggi. Una mamma che ha affogato il bambino di un mese e mezzo; era un’insegnante di scuola materna.

Casi che si dimenticheranno, mentre si continua a blaterare a vuoto su Cogne.

Perchè c’è tanta ipocrisia. Quella che ci spinge a dire: Ma come si fa? o: doveva essere una pazza!

Io credo che ci sia un confine molto labile che stanchezza, ormoni, depressione post partum ma sopratutto solitudine consentono purtroppo di oltrepassare. Chi di noi, ripensando a quella volta in cui con il proprio figlio ha “perso la pazienza” o “non ci ha visto più”, non si è pentita, invasa da sensi di colpa? Ogni tanto qualche amica me lo racconta. Ma deve essere amica strettissima, o non ha mai il coraggio di dirmelo. Cose che si ha il coraggio di confessarlo a nessuno. Perché il mondo ci propone immagini di sorridenti donne manager mamme sprint e mogli perfette; o casalinghe da mulino bianco. Nessuna di loro si spazientisce mai e ammetterlo è diventato una colpa perché “è impossibile”. Una colpa che cresce nel silenzio, insieme alle cause che la hanno generata e che nessuno ascolterà mai.

E’ che a volte mi capita di sentire tutti insieme tutti i sensi di colpa di quelle mamme che, diversamente da me, non ce l’hanno fatta, sole, nel silenzio di una vita che magari si aspettavano diversa.

Ora che mi sono sfogata magari chiudo questo post e mi passa tutto.

Ma speriamo che sempre più persone capiscano quanto bisogna ascoltare e parlare con le mamme per non lasciarle sole.