Archive for giugno 2009

trasferita a insegnare dentro il mio mondo

26 giugno 2009

….così potrei definire quello che mi è appena successo

Ed è stato il mio amico sacerdote missionario che, via skype, dal Centrafrica mi ha fatto cogliere forse il motivo del mio traferimento. Finora ho insegnato in realtà lontane da casa mia. Quasi una doppia vita. La piena libertà. Sperimentarmi in un mondo senza ricadute nel mio. Potevo essere libera di esprimermi senza ritrovarmi la “conseguenza” tra i piedi, all’uscita da scuola.

Oggi sono usciti i trasferimenti. E io ho avuto uno dei più prestigiosi licei della mia città, e per di più sotto casa mia. Non più i delinquenti dell’hinterland. Non più le shampiste della periferia. Ma i figli dello sfascio delle famiglie; i professionisti o i disadattati di domani. Del mio “dietro l’angolo”. E colleghi molto più anziani, è finita l’atmosfera goliardica di questi anni. A 36 anni, con 3 anni di esperienza, catapultata in una scuola così “in vista”.

In un primo momento mi sono messa a piangere dalla disperazione.

Poi il mio amico missionario (che io con alcune attività volontarie solidali ho aiutato in questi anni) mi ha scritto su skype che l’altroieri ha fatto un sogno.  Un sogno di prima mattina. Come si dice qui, di quelli veritieri, quindi.

Io arrivavo al suddetto liceo, in moto, le porte erano chiuse e allora io parlavo ai ragazzi fuori la scuola. Poi entravo in classe e c’era un ragazzo nero che proveniva dalla missione dove sta lui. Lui non aveva penne né quaderno. Un suo compagno italiano glieli dava.

Il sacerdote mi ha aggiunto che “è la mia missione, e che sarò capace di farla bene”.

Queste parole hanno dato un senso alla mia confusione del momento. Grazie.

5

16 giugno 2009

… sono le sciampiste bocciate. Il che su 23 è un bel numeretto. Più cinque alunne con debito da estinguere. Sarebbe tipo che le abbiamo rimandate ma oggi fa più figo nel burocratese parlare di “sospensione del giudizio” cui a settembre seguirà la prova per “l’estinzione del debito formativo”.

Quando mia mamma tornava dagli scrutini si lamentava se mio padre non le chiedeva “come sono andati gli scrutini?” cosa che puntualmente lui non faceva. Ma ora capisco perché è un momento così importante per la coscienza di un insegnante. Lo sai da prima del consiglio, sai che “lo devi fare”. Quei debiti o bocciature le devi dare. Ma poi resti stravolto lo stesso (almeno noi prof mamme con senso materno… il quale alcuni colleghi maschi dichiarano apertamente di voler contrastare).

Sei come un medico che deve decidere se continuare a dare quelle medicine o passare all’operazione. Non è mai piacevole, è traumatico e invasivo, ma lo fai per il bene del paziente.

sono davvero prof di latino

10 giugno 2009

c’era una volta una scuola media dell’hinterland napoletano. E dentro c’ero io, davanti ad un comitato di valutazione. Giugno 2006. Ho una figlia di 20 mesi e ho trascorso il mio primo anno di insegnamento in trincea. Secondigliano e Scampia sono dietro l’angolo. La mia scuola può considerarsene la succursale morale. Povertà che, come dice il mio preside, prima di essere economica o culturale, è umana. Il preside mi dà la parola; una delle mie colleghe di formazione ha appena cominciato a piangere per la commozione e quindi per spostare l’attenzione da lei, si decide che devo parlare io. Devo parlare di quelli che sono diventati i “miei ragazzi”, dell’anno passato a capire come tirare fuori il buono che c’è dentro di loro, nonostante loro. A far sì che la scuola possa davvero essere la loro possibilità, forse l’unica, non certo il sogno da velina o calciatore. Rifletto sul fatto che mi sono guadagnata il rispetto di quella terribile classe dove andavo spesso a fare sostituzioni, ma mi ci è voluto un anno sano, e lo stratagemma di dimostrare che ne sapevo di calcio almeno quanto loro, perché sapevo di che città erano squadre anche straniere (avevo chiesto di ordinarli da nord a sud).

Oggi sono seduta davanti a un’altra commissione di valutazione, di un liceo. Ho due figli, e il secondo ha 20 mesi. La scuola è della periferia di Napoli, ma quest’anno è stata una passeggiata. Quattro sciampiste al posto di una manciata di delinquenti; vuoi mettere. Al posto delle piante abbiamo offerto alla commissione un segnalibro personalizzato i cui proventi andranno per aiutare una casa per persone sieropositive. Penso: ci siamo evoluti. Esco dall’aula, baci e abbracci con svariati colleghi, alcuni dei quali mai visti prima, fuori l’aula trovo la mia nuova collega di formazione che sta versando in disparte lacrimoni di commozione. In fondo, è un’emozione anche questa volta.

E per di più, adesso, sono prof. di latino al liceo. E ci resterò, Mary Star permettendo.

Da ora in poi, può solo peggiorare, visto che potrebbero avvicinarmi a casa e al posto delle sciampiste avrei i figli delle divorziate famiglie perbene.